Mai cedere, rubare, ingannare o bere, ma se devi cedere fallo fra le braccia della persona che ami; se devi rubare ruba il tempo che vuoi per te; se devi ingannare, inganna la morte e se devi bere inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro.
Dal Film “Hitch, Lui sì che capisce le donne“
Rimasi a fissare il punto in cui era sparito dalla mia vista…mi sentivo il cuore in gola, mi rimisi seduta un attimo per fare il punto della situazione, mille immagini e mille pensieri si rincorrevano nella mia mente e non riuscivo a focalizzarne nemmeno uno. Appoggiai i gomiti sulle ginocchia e mi presi la testa fra le mani cercando di fermarli ma senza riuscirci: com’era possibile un simile accadimento nella mia vita, mi aveva chiesto di trascorrere un pochino di tempo con lui, com’era possibile che non avesse nessun altro a Londra per passare le vacanze natalizie insieme, era la sua città, ci era cresciuto…erano tutti scappati via?! E poi quella richiesta particolare di chiamarlo Bobby..., tutti interrogativi a cui non sapevo dare una risposta per il momento. Guardavo la gente camminare, parlare, e non mi accorgevo che stavo cercandolo in ogni figura maschile vestita di scuro: mi dissi Basta! Dovevo uscire da quello stato catatonico e cercare di fare il meglio per la serata che dovevo passare con i miei amici e soprattutto pianificare il pomeriggio del giorno dopo…mi alzai e scesi le scale che portavano alla metropolitana; sarei tornata in albergo a darmi una sistemata.
Attraversai tutti i sotterranei per arrivare alla piattaforma gialla che mi avrebbe riportato alla fermata vicino al mio hotel. A Londra anche la metropolitana mi affascinava: così efficiente, così sempre puntuale. Puoi girare quasi tutta la città senza bisogno di altro, oltre alle gambe per camminare. Quando venni a Londra la prima volta non ci avevo capito nulla guardando la mappa con tutte quelle linee colorate: sembravano formare un dipinto di stile futuristico, poi ebbi un’illuminazione e capii la logica dei punti cardinali e quindi il significato dei colori delle piattaforme e la direzione che prendevano a seconda, ovviamente, se era una Nord o una Sud. Mi divertiva il fatto che sulle scali mobili i londinesi sostavano disciplinati ognuno su uno scalino e rigorosamente a destra, per far passare i frettolosi sulla sinistra senza creare intralcio…in Italia figuriamoci..quando molto tempo prima ero venuta in vacanza d’estate mi ricordavo che noi italiani ci riconoscevamo solamente alla vista…e sulle scale mobili stavamo tutti “ammassati”: che differenza!
Salii sul treno sotterraneo e mi sedetti: mi sentivo strana e nervosa , non riuscivo a stare ferma, tamburellavo con le dita, poi dondolavo i piedi, stendevo le gambe e poi le ritiravo di nuovo, poi mi alzavo appoggiandomi al palo in stile lap dance per rimettermi infine seduta e ricominciare daccapo.
Tentai di ripercorrere con la mente la giornata trascorsa fino ad allora: la libreria, il panico nel riconoscere Robert e poi la fuga, il pranzo, i saluti e la sorpresa di rivederlo…che cosa avrei fatto l’indomani, di quali argomenti avremmo parlato? L’unica cosa certa era che Robert non sarebbe dovuto venire a sapere la verità, cioè il mio ormai grave stadio di adorazione assoluta nei suoi confronti, l’account Facebook con tutte quelle foto sue, pure quelle erotiche Photoshoppate e montate da persone più malate di me…e poi Dio ce ne scampi e liberi! …Tutti i commenti romantici e “hard” relativi a quelle foto…maremma santa mi sentivo morire di vergogna al solo pensiero che potesse leggerli…poi mi venne in mente che erano tutti in italiano e mi appoggiai allo schienale del seggiolino tirando un gran respiro di sollievo! Menomale!
E poi come avrei dovuto comportarmi? Avrei dovuto raccontare qualcosa a Bètta oppure no? Giovanni aveva con sé un computer portatile…dovevo avvisare le mie amiche virtuali? Mi sentivo terribilmente combattuta sul da farsi…lui voleva stare tranquillo ed io volevo raccontare di averlo incontrato e che lo avrei rivisto on line…no, mi rattristava non poter condividere quest’avventura con le mie compagne ma non potevo permettermi di giocare con la vita privata di Robert, sarebbe stato scorretto e non volevo assolutamente. Forse avrei potuto confidarmi un pochino con Bètta che ripudiava Facebook ed i social network in generale con tutta se stessa…avrei giudicato sul momento magari perché sentivo, comunque, che sarebbe stato difficile contenere nel mio corpo tutte quelle emozioni senza poterle condividere con qualcuno a me vicino.
Mi affrettai ad entrare in albergo, era tardo pomeriggio ed iniziava a fare veramente freddo e poi era quasi buio ormai. Il vento aveva aumentato la sua forza diventando terribilmente gelido e tagliente: d’altronde tra pochi giorni sarebbe stato Natale e, partendo dall’Italia, avevo sperato proprio che nevicasse.
Uno dei miei desideri era sempre stato di poter ammirare Londra sotto la neve nel periodo più magico dell’anno.
Uscita dalla porta girevole trasparente, l’aria calda nella Hall dell’albergo mi circondò in un caldo abbraccio procurandomi una piacevole sensazione. Salutai le impiegate con un cenno della testa: la chiave della stanza non c’era, Bètta doveva essere già dentro, dormivamo nella stessa camera. Presi l’ascensore, quinto piano, stanza 523 e bussai. Nessuna risposta. Bussai ancora con più forza.
<Eccomiiiii!> la voce di Bètta si faceva sempre più vicina <Eva sei tu?>
<Certo dottoressa…!> risposi sarcastica.
Mi aprì la porta, era in accappatoio con un asciugamano messo a turbante sulla testa.
< Ciao! Entri Maestà, please, bentornata al castello> ribatté lei imitandomi ed abbozzando un inchino.
Entrai guardandola con un sorrisetto di comodo, poggiai la borsa su una sedia e mi lasciai cadere a pesce lesso sul letto..tutta imbacuccata.
Volevo precisare, per chi ancora non lo sapesse, che i personaggi del mio racconto (a parte Robert, purtroppo) sono tutti veri ed hanno avuto nella mia vita il ruolo che ho dato loro nel racconto! Poi, volevo informarvi che d'ora in poi i miei pensieri "in italiano" saranno scritti in corsivo, senza precisare ogni volta che parlo o penso o borbotto nella mia lingua. Grazie dell'attenzione e buona lettura!
Trilly
Dall’altro lato della strada il vento sembrava soffiare più forte ed il freddo più pungente: strinsi il cappotto all’altezza del collo cercando di far entrare meno vento possibile. Mi ammalavo spesso di gola e l’ultima cosa che volevo erano febbre e tonsillite. Forse non mi rendevo conto che il gelo veniva dal cuore e non esisteva indumento che potesse scaldarlo. Affranta, convinta che non lo avrei rivisto per il resto della vita decisi di consolarmi ascoltando un po’ di musica:cercai il mio Mp3 in borsa soffermandomi un attimo da una parte in quell’enorme marciapiede; lo trovai quasi subito e ripensai al taccuino che poco prima non voleva venir fuori, era proprio lì sotto il bastardo..come avevo fatto a non vederlo e non afferrarlo??!! Magia delle combinazioni…mi resi conto che non avevo nemmeno visto l’autografo che mi aveva fatto e volli prendermi due minuti per riacquistare il mio “centro di gravità permanente”. Mentre tiravo fuori l’Mp3 mi sembrò di sentire una voce che mi chiamava, una voce nel rumore del traffico, delle persone, della città…sembrava provenire dall’altra parte della strada.
Mi voltai di scatto e puntai lo sguardo al di là della carreggiata, il cuore aveva ripreso a battere, in un secondo dal gelo passai al sudore freddo…era lui che mi stava chiamando? Ma dove? Perché?
Ero sempre stata fortemente miope ma qualche anno prima mi ero sottoposta al laser per riacquistare la vista e da ciecata mi ero ritrovata con quindici decimi…niente poteva sfuggirmi. Lo cercai con gli occhi insistentemente ma non sentivo più chiamare il mio nome…camminavo a destra ed a sinistra cercando di scorgerlo tra le auto e gli autobus rossi londinesi ma …nulla. Di sicuro era stata suggestione, dovevo ancora smaltire l’emozione e soprattutto rassegnarmi all’idea che la dea bendata mi aveva già abbandonato, come al solito. Feci un bel sospirone e scossi la testa, mi infilai gli auricolari e ripresi il mio cammino. Poco dopo mi misi seduta sullo scalino bianco che faceva parte di una grossa vetrina di un negozio di abbigliamento: c’erano anche altre persone, io trovai posto in un angolo. Iniziai a spippolare l’Mp3 in cerca solo di canzoni d’amore nostalgiche, malinconiche e tristi. In attesa che quell’aggeggio infernale cominciasse a suonare guardai la mia borsa autografata: “to Trilly, Robert Pattinson”, ci stava scritto con una calligrafia quasi indecifrabile. C’erano un po’ di nuvole grigie quel pomeriggio ma indossai comunque gli occhiali da sole, perché mi sentivo gonfiare gli occhi di lacrime. Pensai a che giorno fosse, era il 21 dicembre 2012: una data memorabile, che nessuno avrebbe mai dimenticato. Da moltissimo tempo in questa data erano state annunciate le peggiori catastrofi naturali, anzi, il calendario Maya prediva che proprio in questo giorno il mondo sarebbe finito e sarebbe iniziata una nuova èra…la fine del mondo non avvenne ovviamente, era solo una leggenda..era successo solo che, per la prima volta in vita mia, un’incredibile botta di culo mi aveva investita, tramortita, sbalzato le mie sensazioni di qua e di là come un tornado e poi se n’era fuggita via di nuovo lasciandomi come centrifugata: lo so, dovevo essere contenta che la Provvidenza mi avesse permesso di conoscere Robert Pattinson e persino di pranzare con lui ma io mi sentivo come un’adolescente in pena comunque..
Ascoltavo la musica e vidi il telefono illuminarsi; forse era arrivato un messaggio. Infatti, era di Giovanni e scriveva questo:”Ti aspettiamo per cena al Pizza Hot di Piccadilly, non mancare di nuovo, please.”
Chiusi gli occhi e tornai indietro nel tempo con la mente a quel luglio di diciotto anni prima…
Giovanni, detto Gianni, era stato uno dei miei più grandi amori adolescenziali. Lo avevo conosciuto sull’aereo per Londra, dove mi stavo recando con delle amiche per una vacanza studio in un college per due settimane ed anche lui faceva parte del gruppo di studenti. Non mi ricordo come, ma stava in un sedile vicino al mio. Io, dei miei sedici anni, ne dimostravo a malapena tredici e nessun ragazzo mi filava mai…una condanna, ero sempre la miglior amica di quelli che mi piacevano e niente più…del resto non avevo nulla di femminile…ero rotondina, con un faccino bambinesco, l’apparecchio ai denti e gli occhiali da vista…un disastro insomma. Come al solito, fui la migliore compagna di viaggio per lui…io invece, palesemente gli morivo dietro. Era carino, atletico (pallavvolista), di una simpatia travolgente, mi faceva schiantare dal ridere anche delle cose insulse ed il bello era che io avevo lo stesso effetto comico su di lui! Incredibile! Per tutti i quindici giorni facemmo coppia fissa, sempre accanto, sempre insieme…in metropolitana, a tavola, nei musei…mangiavamo nello stesso piatto, lo stesso bicchiere, la stessa sigaretta..c’era una complicità tra noi che io non avevo mai provato con nessuno, nessun ragazzo mai mi aveva dato la possibilità di entrare così in confidenza e soprattutto di essere me stessa: ma lui sosteneva di non poter darmi nulla di più, che in Italia aveva una ragazza. Ridevamo e cantavamo insieme di continuo mentre eravamo a giro per Londracon gli altri del gruppetto che avevamo formato tra cui c’era anche Bètta. Una sera Gianni ebbe la febbre alta, andai in camera sua a fargli compagnia: stava sdraiato sul letto mezzo sconvolto. Cercai di farlo ridere ricordandogli tutte le scenette a cui avevamo assistito o creato noi, come quando cercammo di mangiare le patatine fritte inzuppate nel gelato alla panna…poi arrivarono gli altri che dormivano con lui e mi sono maledetta per anni per essere stata lì come una scema a parlare e di non averlo baciato di mia iniziativa…non me lo sono mai perdonato. Il destino non mi avrebbe dato più occasioni. Quando tornammo a casa, scesi all’aereoporto di Pisa, corremmo ad abbracciare i nostri genitori (io non con molto entusiasmo sinceramente) e ci incontrammo con lo sguardo da lontano, ci guardammo un attimo: sapevamo entrambi che tutto sarebbe finito lì.
Negli anni che vennero dopo ci sentimmo ogni tanto per telefono per un saluto, poi il silenzio fino a che non ci eravamo ritrovati su Facebook. Che emozione: “Ti ricordi di me?? Quasi venti anni fa siamo stati a Londra insieme..”
“ Ma certo che mi ricordo di te Eva, come potrei dimenticare quei giorni così divertenti?????”
Scrivendo il primo messaggio mi erano sudate le mani..a distanza di tutto quel tempo!
Alla cena, organizzata poco dopo, lui portò la sua attuale fidanzata e per me fu un po’…un nostalgico dolore che cercai di ignorare.
Mentre ero così, con gli occhi chiusi ed immersa nei meandri dei miei ricordi con la musica nelle orecchie,
mi sentii come strattonare, qualcuno voleva forse scipparmi? E scipparmi la borsa autografata di zecca di Robert Pattinson? Perdere ogni prova che quello che era successo era successo davvero e non era stata solo fantasia? Il panico mi pervase, aprii subito gli occhi, mi alzai in piedi e cercai di difendermi dando una “borsata” ai fianchi dello scippatore, una figura inquietante…tutta vestita di nero con il cappuccio della felpa che gli copriva la testa e la fronte, occhiali scuri…ma, avevano quasi un ché di familiare…
<Brutto deficiente, non provare a scipparmi o mi metto ad urlare qui davanti a tutti!> dissi in tono concitato, ma lo scippatore mi prese per le spalle, cercai di divincolarmi presa dalla paura, lui stava sempre a testa bassa ed a un certo punto alzò lo sguardo e mi scosse dicendomi sottovoce
<Trilly, Trilly basta sono io…fermati è tutto a posto! Non mi riconosci?>
<Io chi??????> ma nel momento stesso in cui lo chiesi riconobbi la voce, la barba, il viso e per un attimo lunghissimo lo fissai ancora più incredula della mattina e con gli occhi sgranati esclamai
<Robeeeerrrrttttttttt????????? Sei tu?>
<Sì, zitta però possibile che ogni volta che mi vedi devi sempre urlare dannazione? E non chiamarmi per nome ti prego..> mi supplicò. Avevo ancora gli occhi fuori dalle orbite e non riuscivo a muovere nessun muscolo all’infuori della bocca purtroppo per lui:< Ma insomma, cazzo, hai deciso di farmi crepare oggi??!!
Se vuoi farmi venire un infarto dimmelo subito! Me ne sto qui tranquilla dopo una mattinata abbastanza pesante se permetti, ho dovuto farti da guardia del corpo, escogitare una fuga come un agente della Cia, pranzare con te come se non fosse successo nulla…ed ora…rieccoti qua a farmi prendere un blocco cardio-circolatorio quasi fulminante??? Ma hai perso il cervello?? Credevo che fossi un delinquente che voleva scipparmi…porca miseria…> ero a dir poco sconvolta più dal fatto di rivederlo che altro, ma finsi di aver avuto paura del tentato scippo.
<Mi dispiace averti impaurita, non era certo nelle mie intenzioni, vuoi un po’ d’acqua per calmarti?> si giustificò con fare imbarazzato.
<NO! Non mi va nulla, ma vorrei sapere che cosa ci fai qui? Non avevi un appuntamento??? Ti sei cambiato di vestiti..perché?> domandai curiosa.
<Non avevo nessun appuntamento, era solo una scusa. Sono in vacanza da solo qui a Londra, vorrei starmene qualche giorno in tranquillità…impresa molto ardua per me! Ho provato a chiamarti dalla strada ma ti eri già allontanata troppo e non mi hai sentito così…> lo interruppi
<Sì che ti ho sentito…allora non era solo suggestione…ma non sono riuscita a vederti con tutto quel traffico..>
<Lo so, sono rientrato subito da Danny perché delle persone mi stavano osservando e non volevo essere riconosciuto di nuovo. Ho chiesto a lui qualche suo vestito scuro per passare inosservato> spiegò<… e poi…sono venuto a cercarti e ti ho trovata qui…ma che facevi, dormivi?>
< Macché dormivo…pensavo ad occhi chiusi, non ti capita mai?>
< Ultimamente davvero quasi mai…> abbassò di nuovo la testa, ci fu un secondo di silenzio poi gli chiesi
<Perché sei venuto a cercarmi? Cosa c’è, ho dimenticato qualcosa da Danny? Mi sembrava di aver preso tutto…> ero sudata marcia e la temperatura era gelida.
<No no, non hai dimenticato niente, volevo…volevo chiederti un favore>
<Non vorrai che ti accompagni in giro per Londra vestito da donna come stamattina vero? Non ce la posso fare te lo dico subito..> lo avvertii
<Oh no, io volevo chiederti solo se domani avresti qualche ora libera per farmi compagnia…così, per fare due parole, sono sempre solo in questi giorni e non sono abituato a stare solo…in fondo sono stato bene a pranzo con te!>
Mi ero completamente paralizzata, non riuscivo a parlare e come mio solito mi uscì di bocca una bischerata:< Ok, hai fumato erba?Hai preso una botta in testa? Forse è meglio che ti porti in ospedale…andiamo su!>
Robert si mise le mani sul viso sogghignando
<Mio Dio, sei incorreggibile…dico sul serio, rimettiti seduta! Mi piacerebbe passare un po’ di tempo con qualcuno e mi piacerebbe che fossi tu. Non sei una fan agguerrita, mi fido, mi piacerebbe chiederti molte cose su quello che pensano di me…ovviamente sempre che tu non abbia impegni più importanti, non voglio metterti in difficoltà…>
Dentro di me scoppiavano fuochi d’artficio di tutti i tipi, anche quelli di contrabbando e gli risposi molto seria
<Accidenti….>
<Cosa? Non puoi?> chiese lui preoccupato.
<Mmmmm…..Robbie Williams se la prenderà a morte, gli avevo promesso che andavo a fare shopping con lui domani….bhé, se ne farà una ragione…d’altra parte…> fingevo di essere seria e mi divertiva vedere la faccia di Robert passare dal preoccupato al perplesso
<Era un sì?> mi domandò con un mezzo sorriso
<Ma certo che è un sì! Con molto piacere mister Pattinson!> decretai.
<Ne sono felice! A proposito, c’è una condizione…> tornò subito serio.
<E quale sarebbe?>
<Non voglio che mi chiami per nome, mai, per nessuna ragione> stavo per reagire, stupita da quella richiesta a primo avviso incomprensibile ma lui continuò lasciandomi senza parole < Voglio che tu mi chiami Bobby, per te sono solo Bobby e nessun altro, ci stai?>
Bobby era il nome fittizio che avevo dato a Bètta poco prima: rimasi sorpresa e stupita, mi sembrava che il mio respiro si potesse udire fin da Firenze e con un filo di voce risposi:<Ok, va bene.>
<Beeeeneee!> esclamò lui sollevato<allora ci vediamo domani pomeriggio alle tre al laghetto di Regent’s Park, sai dov’è?>
<SSSììì..lo so dovè…va, va bene allora…Bobby..> balbettai ipnotizzata abbassando e alzando lo sguardo.
<A domani!> sorrise e si dileguò tra la gente frenetica con fare quasi vampiresco…io, avevo bisogno di una doccia.
Durante tutto il pranzo non scambiammo così poi tante parole…nei momenti in cui non gli squillava il cellulare lui era molto assorto nei suoi pensieri ed io, figuriamoci, mi avessero dato una tegola in testa sarei stata certamente più presente. La mia spavalderia iniziale si era trasformata in paura di dire qualcosa di sbagliato, di inopportuno e l’ultima cosa che volevo era rovinare quel sogno di cui riuscivo a toccare ed a respirare l’essenza, mi guardai quindi dal fare troppe domande e conversammo l’indispensabile su cose abbastanza ovvie come il traffico e la bellezza della città. In ogni modo Robert si divorò gli spaghetti accompagnati da un buon vino: Danny si era rifiutato di portargli la Coca Cola dicendo che sarebbe stato sacrìlego per il suo piatto. Dopo il primo mi chiese con gentilezza se gradivo altro, ma rifiutai, avevo già fatto abbastanza fatica a buttare giù la pasta viste le condizioni “accartocciate” del mio stomaco. Presi solamente un caffè che Danny fece egregiamente, tanto che gli feci i complimenti…non è semplice trovare un espresso decente fuori dall’Italia..spesso è meglio stare in astinenza o chiudere occhi e naso quando si beve. Anche Robert ordinò un caffè e lo sorseggiò con calma; poi prese dalla tasca il pacchetto di sigarette e mi avvertì che sarebbe andato in una terrazza sul retro a fumare ed a fare una telefonata. All’improvviso mi rammentai dei miei amici, era passata l’ora di pranzo e non mi ero fatta sentire: forse stavano in pensiero, un senso remoto di rimorso fece capolino in me, ero stata io ad insistere a fare quel viaggio di nuovo tutti insieme e me l’ero filata…ma insomma, ovvia, mica capita tutti i giorni di incontrare l’uomo dei tuoi sogni, avrebbero capito. Capito…ma non potevo raccontare loro nulla, sarebbe stato imprudente per Robert e poi chissà se mi avrebbero creduta: tanta era la mia passione per Robert Pattinson che mi avrebbero presa in giro per il resto dei miei giorni canzonandomi di essere andata in giro per Londra ubriaca e di aver incontrato il vampiro tanto sognato…no, meglio inventarsi qualcosa. In ogni caso dovevo telefonare: mentre aspettavo presi dalla borsa il telefono e constatai che infatti c’erano diverse chiamate perse da parte di alcuni di loro. Non avevo sentito perché avevo tolto volontariamente la suoneria quando ero andata in bagno e lo avevo lasciato sul tavolo. Così mi decisi e chiamai Elisabetta. Non mi rispose nemmeno “pronto”, la sua voce preoccupata ed al tempo stesso sollevata arrivò diretta al mio orecchio: < Eva ma dove sei? Stai bene? Ti è successo qualcosa?>
<No, scusami infinitamente Bètta..va tutto bene, benissimo, è che..mi è capitato un imprevisto..a volte succedono cose strane nella vita, ma sto bene, non preoccuparti, è tutto a posto> cercai di tranquillizzarla con scarso risultato
<Ma come stai tranquilla???!!! Ti aspettavamo alle dieci stamattina davanti al museo delle cere, sono quasi le due e non ti abbiamo visto, non rispondi al telefono, non ti fai sentire e dovrei stare calma? Mah..insomma non siamo mica in un paesino di trecento abitanti..siamo a Londra, se permetti mi preoccupo eccome!> rispose la mia amica arrabbiata. Bètta si era laureata da poco in neurologia, era una persona dolcissima, con la testa sulla spalle e si sentiva responsabile sempre di tutti. Cercai di mantenere un tono di voce pacato per farle capire che non c’era da temere nulla e continuai:< Bètta, per favore, hai ragione, avevo chiamato Gianni verso le undici e lo avevo avvertito che non sapevo se avrei potuto raggiungervi, non ve l’ha detto?Si è dimenticato come al solito?>, <No, non si è dimenticato..ma ci immaginavamo che tu ritardassi solo un po’, non che nemmeno ti presentassi…insomma, ma si può sapere che ti è capitato?> mi chiese curiosa.
Cercai di mettere insieme qualche parola sconnessa<Maaaa…nulla…ho incontrato un vecchio amico in libreria, non ci vedevamo da tanto tempo e….poi abbiamo pranzato insieme..ecco, questo mi è successo>, esitai in attesa di una sua risposta, ma Bètta era un osso duro< Un vecchio amico???!!! In una libreria nel centro di Londra? Pensi che sia scema? E come si chiamerebbe questo “vecchio amico”, chi sarebbe? Non me ne hai mai parlato..>
<Oddio Betta ma sei peggio di mia madre…insomma ci siamo conosciuti tanti anni fa e ci siamo ritrovati, uffa e allora?? Che c’è di male?> risposi un po’ spazientita.
<Il nome> incalzò lei.
< Ahhhhhh….come sei, caspita!> presi tempo, non mi veniva nulla in mente, poi buttai là<Mmmmm…. Bobby, si chiama Bobby…contenta ora? Tanto non lo conosci!>
<Bobby….mah…non me la racconti giusta ciccia> all’altro capo del telefono la mia amica neo-neurologo non si lasciava imbambolare, ma mollò la presa finalmente <ok, che ti devo dire, spero solo che tu sappia ciò che fai> concluse rassegnata.
<Ma sì, certo, stai tranquilla, ci vediamo stasera.Ciao.> Chiusi il cellulare e feci un gran sospiro ma non avevo ancora finito di espirare che venni interrotta
<Bobby? Io sarei Bobby?> non mi ero accorta che Robert era tornato dentro e si era fermato al bancone del bar ascoltando parte della telefonata.
Mi girai di scatto, sorpresa e lo accusai<Allora capisci l’italiano? Mi hai presa in giro?>
< No, ho solo afferrato due delle poche parole che so della tua lingua:”véchio ammigo”…sarei io?> si giustificò sorridendo. Era stato così adorabile nel pronunciare quelle parole, quasi in spagnolo, che ricambiai il sorriso e gli spiegai la situazione: i miei amici si erano preoccupati della mia assenza e mi ero inventata di aver incontrato per caso un amico di vecchia data che si chiama Bobby..<Ho pensato che sarebbe stato meglio non dire la verità..per la tua privacy, ecco>. Si avvicinò veloce a me, lui era in piedi ed io ancora seduta al tavolo, si piegò sulle gambe e mi guardò dal basso verso l’alto: io arrossìì, mi sentivo prendere fuoco le guance e ci mancò poco che non svenissi quando lui con voce soave mi disse< Ti ringrazio molto, anche per questo, è stato molto gentile da parte tua, non lo dimenticherò>. Cercai in ogni modo di evitare il suo sguardo o mi sarei trasformata in una fiammella viaggiante, poi sempre accucciato mise un braccio sotto la sedia <Oddio ma che fa adesso? Ora mi prende un colpo lo sento>..pensai
<Tieni, ti era caduto il telefono in terra> mi fece notare porgendomelo.
<Oh grazie, non mi ero accorta> presi il cellulare dalle sue mani tremando, mi alzai e lo gettai nella borsa mandando giù un groppo di saliva.
Raccolsi tutte le mie cose, indossai il cappotto e mi diressi con lui verso la porta del locale: Danny ci stava aspettando <Ciao Robbèrto, è stato un piacere, spero di rivederti presto..ed anche tu> disse rivolgendosi a me scuotendo forte la mia mano< vieni pure quando vuoi, sei la benvenuta!>
<Grazie a te Danny, sei sempre molto disponibile e comprensivo> rispose Robert ed anch’io sorrisi e lo ringraziai della sua ospitalità.
Quando la porta del ristorante si richiuse dietro di noi ci ritrovammo sul ciglio della strada; ero un po’ imbarazzata, non sapevo cosa dire e quindi me ne uscii fuori con una banalità:
<Allora..grazie per avermi offerto il pranzo, Robert.>, lui si stava guardando intorno attento e con le mani nelle tasche si girò verso di me e distrattamente rispose <No, no…dovere, ci mancherebbe, mi hai salvato da una guerra punica stamani quindi..è il minimo che potessi fare>
Ecco, lo sapevo, tutto stava per finire…il sogno stava svanendo, avevo la gola secca ed il respiro accelerato per l’emozione e la tristezza che stava invadendomi; tra pochi istanti ci saremmo salutati anzi peggio, ci saremmo detti addio per sempre…lui mi avrebbe dimenticata nel giro di ventiquattro ore e via, altro giro altra corsa, sarebbe andato da quella specie di fidanzata che dicevano che avesse…Io, invece, non lo avrei mai scordato…già mi sentivo terribilmente depressa e mi immaginavo la sera stessa in pigiama a piangere rivivendo con la mente quegli attimi di gioia pura; e mi vedevo molto Sandy mentre lui non sarebbe stato mai il mio Danny Zuco…
Mi rassegnai poco all’idea che dovevo inevitabilmente salutarlo e fu lui ad interrompere quel noioso silenzio che si era creato:< Bhè, io devo proprio andare adesso, ho unimpegno e non posso mancare quindi…grazie ancora Trilly…> disse dondolandosi sui piedi avanti ed indietro.
<E’ stato molto divertente, ti avrei strozzato ma…mi sono divertita…posso chiederti un’ultima cosa?> domandai esitando, lo sapevo che era una cosa infantile..ma non poteva andarsene così senza lasciarmi un ricordo tangibile di quel giorno straordinario
<Certo, dimmi!>
Mi vergognavo ma presi coraggio e dissi tutto insieme< Potresti farmi solo un autografo..così per ricordo..ecco..mi dispiace è una cosa da fan…ma che ci posso fare…> stavo letteralmente balbettando idiozie..per fortuna Robert fece una gran risata e prese la parola < Sicuro! Chissà che mi aspettavo..mi hai fatto paura per un attimo..ahahha! Hai un foglio, un libro..qualcosa dove possa scrivere?>
Aprii la borsa e cominciai a rufolare dentro, ma si sa, nelle borse delle signore non trovi mai quello che cerchi, a volte ci vogliono interminabili minuti ed un paio di parolacce per avvistare ed afferrare l’oggetto desiderato:< Sì, sì, subito, lo prendo subito, un momento solo..ecco, intanto la penna..adesso arriva anche la carta eh…abbi fiducia…> ero sicura di avere una piccola agenda o un taccuino da qualche parte in quel pozzo di San Patrizio…esasperata mi accucciai in terra per vedere meglio e pronunciare sottovoce le parole magiche in toscano <Mmmmmmmaremmmma della maremma ladra infame…dove diavolaccio sarà questo benedetto foglio di merda…vieni fuori stronzo!>
Robert si stava mordendo le labbra per non ridere, forse, e magari anche per la fretta..< Ma che litanìa stai sussurrando Trilly..vuoi che prendiamo un foglio da Danny, magari facciamo prima non credi?>
<Niente niente, non sto dicendo nulla di particolare> mi rialzai cercando di essere spontanea più che potevo e trattenendomi dal lanciare la borsa in mezzo alla strada <facciamo così, fallo sulla borsa vai, scrivi lì sopra!>
<Sei sicura?> mi guardò divertito.
< Certissimo, vai tranquillo!> “e magari aggiungi pure il tuo numerino di telefono..” borbottai in italiano.
< Eh?> Robert si girò verso di me e…era così vicino che potevo sentirne il profumo, era bellissimo
< Nulla, non ho detto nulla> mentii.
Era davvero arrivata l’ora dei saluti. Le campane suonavano a morte dentro di me.
< Devo proprio andare, arrivederci Trilly> mi salutò lui.
< Magari, arrivederci Robert.> alzai la mano come per abbozzare un “ciao” ed iniziai a camminare all’indietro cercando di fotografare nella mia mente il suo volto
< Mi raccomando, stai attenta alla strada..devi guardare a destra, ricordi?> mi rammentò perplesso.
Mi girai e attraversai la strada cercando di non farmi investire e, soprattutto, cercando di non voltarmi per vedere se lui fosse ancora lì…tanto non ci sarebbe stato di sicuro..affrettai il passo sperando che quell’agonia terminasse prima e m’iiludevo sognando con le lacrime agli occhi che lui provasse quello che mi stava soffocando il cuore.
è molto che non mi faccio sentire...chiedo scusa! Ma questo mese di aprile è stato triviale, mio figlio più piccolo si è ammalato un monte di volte ed a ruota poi io altre due volte...un macello insomma.
Quindi capirete, ho avuto proprio poco tempo da dedicare al blog e specialmente al racconto di Robert.
Ciò mi dispiace molto, vedo che ogni giorno qualcuno fa capolino, spero per verificare se ho pubblicato qualcos'altro oppure o no! Non riesco a scrivere quando sono stressata o presa da altri pensieri, quindi scusate ancora: appena le cose si stabilizzano tornerò a scrivere di nuovo!!!
Figurarsi che avrei voluto andare anche al cinema a vedere Cappuccetto Rosso Sangue e non ho potuto; che noia, che barba, che barba, che noia!!!
In ogni caso, vi ringrazio chiunque voi siate per le vostre visite, magari lasciate un piccolo messaggio o commento...fa sempre piacere conoscervi...magari inserisco anche una chat dove potete lasciare un messaggio senza essere né iscritti a Facebook, né a Google per quanto riguarda i commenti!!! Mi raccomando, non dimenticatelo!!! Adesso devo andare, i doveri familiari chiamano....uff...che fatica mandare avanti casa e famiglia...a presto!
Feci quello che d’urgente c’era da fare e poi mi soffermai a guardarmi nello specchio….insomma non era molto clemente ma se me ne fossi convinta sarei stata una donna…diciamo…sì, belloccia…niente male…mi sistemai un po’ i capelli e mi detti due schiaffetti: primo,per appurare che non stessi sognando e secondo, per darmi un po’ di colore ed aggiunsi pure qualche pizzicotto. Prima di uscire dal bagno mi concentrai un attimo e dissi a me stessa che non dovevo assolutamente far trasparire che sbavavo giorno e lo sognavo di notte…parole d’ordine: non-chalance, ce la potevo fare!
Un gran respiro e ritornai al tavolo, Robert era ancora lì…per un attimo avevo temuto che si fosse smaterializzato ed invece era seduto ad aspettare i suoi spaghetti…non mi sembrava ancora vero!
< Eccomi di nuovo!> esclamai sorridendo, lui uscì dai suoi pensieri e ricambiando il mio sorriso disse
< Allora, tutto a posto? Danny ha già portato i piatti..forza altrimenti fredda!!!>
Guardai il mio piatto: erano spaghetti al pomodoro fresco con basilico fatti veramente ad arte…con un profumino di casa che mi rasserenava tantissimo.
<Ohhhh…allora vai matto per questi spaghetti?> domandai guardandolo
< Ebbene sì, da quando sono stato in Italia a girare New Moon ed ho assaggiato la vostra cucina…insomma a questi non ho saputo proprio rinunciare ed appena sono tornato a Londra mi sono messo in cerca di un buon ristorante italiano che potesse “rifornirmi” e così ho conosciuto Danny! Dai mangiamo, ho una fame da lupi!> era molto più tranquillo e disinvolto e con il boccone in bocca continuò
< Mmm, dunque, Trilly…raccontami qualcosa di te..hai detto di essere una specie di mia fan, in che senso, cosa vuoi dire “una specie”?>.
Mi sentii gelare il sangue nelle vene: ecco, era arrivato un momento delicatissimo. Tutto dipendeva dalla mia risposta…se avessi detto la verità mi avrebbe fatto cacciare fuori da Danny in un secondo, mi dovevo inventare qualcosa di credibile e ci provai
<Ah sì sì..l’ho detto prima sì, è vero> biascicai con la forchetta piena di spaghetti davanti alla bocca per prendere tempo <come spiegarti..dunque, siamo un gruppo di amiche a cui piace molto la lettura e siamo rimaste parecchio affascinate dalla saga di Twilight e, diciamo, ci piace moooolto il tuo modo di recitare e non solo di interpretare Edward ma anche tutti gli altri personaggi a cui hai dato vita. Ci ritroviamo su Facebook e ne parliamo tranquillamente insieme..ecco tutto> come realtà alternativa poteva andare..forse l’aveva bevuta…lui rispose sorpreso
<Ah..davvero? Vi piace il mio modo di recitare? Parlate di film, libri e recitazione?!!> dondolava il bicchiere di vino che teneva in mano ed io ingoiando senza masticare tutto il boccone affermai
< Ma certo…ehm…di cos’altro altrimenti??> mi venne da tossire, pensavo di affogare
<Oh, Trilly, attenta, mangia più lentamente o ti strozzerai..tieni bevi un po’ d’acqua> me la versò nel bicchiere e me lo porse continuando il suo discorso con una domanda da un milione di dollari
< Quindi, fammi capire, non sei pericolosa come quelle indemoniate che si accalcano per saltarmi addosso e farmi a pezzi…vero?> mi guardava quasi con disperazione ed io ebbi una sola risposta da dare
< Ma che dici…no…certo che no, ahahahahma come ti viene in mente una cosa del genere: puoi stare tranquillo con me!> e questa volta mi andò di traverso pure l’acqua che mia aveva dato.
< Bene, benissimo direi..voglio crederti..finiamo pure di gustarci il nostro pranzo!!> disse continuando a mangiare.
Intanto tra me borbottai in italiano a testa bassa iniziando a mangiare
< Ce l’avranno dei superalcolici qui????!!!>
< Cosa?> Robert si rivolse a me con la bocca piena